Approccio Integrale con l’Enneagramma

Approccio Integrale con l’Enneagramma

Presentazione al 1° Evento Nazionale IEA Italia settembre 2013 pubblicato su Enneanuove n°3 anno XIV-2013 e n°4 anno XV-2014

Le premesse a questa esplorazione dell’Enneagramma che definisco “integrale” e dinamico” sono varie. Certamente una sinergia di attitudine, vissuto, formazione accademica e contesti hanno influito allo sviluppo di ciò che ritengo essere un approccio per me in parte armonico con la mia natura e in parte da esplorare e che forse può essere interessante e di ispirazione per altri. In oltre 25 anni di “ricerca” attiva, mi sono resa conto che molto spesso le informazioni e le esperienze che i sistemi di conoscenza ci permettono, finiscono per intrappolare ancora di più l’individuo nella struttura, nelle convinzioni e nella reattività, sostenendo una maggiore identificazione con il copione di condizionamenti invece di aprire alla trasformazione, alla libertà dallo schema automatico e alla crescita psicologica e spirituale. Ciò che ho visto spesso accadere sono cambiamenti e non trasformazioni. 

Considero l’Enneagramma uno dei numerosi doni che questa epoca storica ha a disposizione per fare un passo avanti nell’evoluzione del pianeta, certamente quello che maggiormente ha rapito questa mia vita. Per me l’Enneagramma non è qualcosa che si insegna e si impara, bensì un’esperienza di trasmissione e assimilazione. Georges Ivanovič Gurdjieff, il filosofo, scrittore, mistico e “maestro di danze” greco-armeno che lo ha introdotto in Occidente all’inizio del secolo scorso, sosteneva che uno degli insegnamenti racchiusi nel simbolo è che l’essere umano per sopravvivere ha necessità di 3 alimenti: cibo, aria e impressioni. Oltre alla scontata riflessione che questa affermazione solleva riguardo alla qualità del cibo che integriamo nel nostro corpo e alla qualità della nostra respirazione, c’è questo terzo alimento su cui riflettere che si collega direttamente con il nostro lavoro con l’Enneagramma e possiamo chiederci di quale qualità di informazioni e ispirazioni nutriamo il nostro sistema. Non è casuale e arbitrario che gli alimenti sono 3. 

La tendenza dominante nello studio e utilizzo dell’Enneagramma è quella di adattarlo alla logica lineare e duale. Significa far diventare una sfera un cerchio e un tetraedo un triangolo perché l’Enneagramma è ternario e trialettico. Ogni volta che usando l’Enneagramma ci troviamo di fronte a un scelta binaria, significa che non è di Enneagramma che si sta parlando. Perché allora la maggior parte degli enneagrammisti si dimentica di questo fondamento del sistema? Perché è il nostro schema logico mentale ed emotivo abituale è duale e applica la filosofia hegeliana tesi, antitesi e sintesi.  

Tutt’altro che trascurabile, questa dimensione duale è molto importante nel nostro processo evolutivo e nell’approccio integrale, perché riconoscerne e identificarne le caratteristiche e il ruolo è un fondamentale punto di partenza. Tuttavia, non è a questo livello che la trasformazione può avvenire. Nel sistema ternario invece di coppie di opposti che generano un terzo componente, l’interagire delle polarità richiama un terzo principio “mediatore” o “riconciliatore” o “neutralizzante” che genera un nuovo livello, o nella terminologia dell’Enneagramma, l’inizio di una nuova Ottava. Una nuova triade emerge sempre al punto neutralizzante. Non tutte le triadi sono dinamiche, lo sono solo quelle i cui componenti hanno questi tre ruoli definiti.

Affermazione, negazione e neutralizzazione sono tutte equamente importanti e non sono punti fissi o qualità essenziali permanenti, bensì sono funzioni che si rivelano solo se inserite in un contesto e cambiano secondo la situazione.  In questa Legge la negazione e la resistenza sono fondamentali, se non c’è resistenza, non c’è nuova manifestazione. Per esempio possiamo riconoscere come nell’essere umano addormentato la personalità è la forza attiva, l’essenza è la forza passiva e la vita stessa è la forza neutralizzante.

Quindi il nemico è l’opportunità e non si esce da una situazione di stallo eliminando o mettendo a tacere l’opposizione, ma solo creando un nuovo campo di possibilità grande abbastanza da contenere la tensione degli opposti e lanciarli in una nuova direzione e ciò che emerge non è mai una conseguenza lineare. “Ama il tuo nemico come te stesso”, pertanto, non è da considerarsi come un nobile sentimento, che ci rende persone migliori, ma come un’ingiunzione che descrive le dimensioni più profonde già esistenti nella relazione. La terza forza neutralizzante pur essendo sempre presente non entra in gioco automaticamente, bensì necessita di consapevole intenzione e presenza. Spesso perdiamo questa fondamentale armonia e cooperazione degli opposti perché vediamo l’opposizione come il fattore fondamentale e lasciamo che catturi tutta la nostra attenzione e tendiamo a definire le forze presenti in una situazione secondo il nostro giudizio, l’opinione e le aspettative, non secondo il ruolo che svolgono realmente nel processo.

La Legge del Tre è interconnessa con la Legge del Sette perché il continuo manifestarsi della Legge del Tre segue il processo definito dalla Legge del Sette. La sequenza lineare delle 6 linee della Legge del Sette incontra la dimensione verticale della triade si aprono nuove possibilità. Uno degli aspetti dell’Enneagramma dimenticati è quindi che non si tratta di un diagramma a circuito chiuso bensì di un processo. Per poter riconoscere la Legge del Tre e applicarla è necessario quindi partire dal riconoscimento che esistono due forze che operano in due direzioni opposte e complementari che spingono l’avanzamento verso livelli superiori dell’essere: una forza creativa e involutiva, che Gurdjieff chiama Raggio di Creazione, scende dai livelli sottili dell’Energia verso il basso, mentre una forza che Gurdjieff chiama Raggio di Evoluzione sale dai livelli più densi dell’energia verso quelli più alti e coscienti. 

A un estremo si colloca ciò che noi chiamiamo materia o inconscio e all’altro estremo ciò che noi chiamiamo spirito o superconscio. Secondo Gurdjieff, la separazione dell’umanità dall’Assoluto accade attraverso numerosi livelli di leggi meccaniche, che costituiscono una specie di prigione da cui gli uomini hanno la possibilità di liberarsi attraverso sforzi prolungati e costanti. Un viaggio controcorrente. 

Portando questo approccio nella pratica, si lavora con la materia grezza e solida, con l’energia presente in totale accettazione e osservazione, permettendone la trasformazione, la raffinazione e l’alchimia, sapendo che è la stessa energia che si trasforma a livelli diversi. Nell’approccio integrale è importante rimanere in assenza di posizione e ricordare che siamo attratti da ciò che ci serve per evolvere. I Centri di Intelligenza, alla base del Lavoro di Gurdjieff, forniscono il materiale grezzo che ci serve nella trasformazione. L’organismo umano è mosso, secondo Gurdjieff, da sette Centri fisici e psichici. Il Lavoro si svolge sui Centri inferiori o cervelli, che hanno necessità di essere sviluppati simultaneamente e armonicamente. Gurdjieff parlava quindi di tre “tipi essenza”, qualcosa con cui si nasce a differenza della personalità che invece si acquisisce da condizioni esteriori. Il “tipo essenza” è proprio il punto di partenza di un percorso di trasformazione che si svolge seguendo la Legge del Tre.

La necessità dell’integrazione dei Tre Centri oltre che essere alla base del lavoro di Gurdjieff è confermata dalla questione sulla modernità che Ken Wilber chiama “la differenziazione delle sfere dei valori culturali”, specificatamente la differenziazione dell’arte, dell’etica e della scienza. Nell’approccio integrale all’Enneagramma che propongo, i Tre Centri non sono solo tre intelligenze che tutti sperimentiamo, sono anche tre dimensioni del nostro essere presenti in qualsiasi momento e in qualsiasi situazione. Wilber è un autore che molto ha influenzato l’approccio che propongo poiché tutta la sua opera è volta all’integrazione, alla ricerca di chiavi fondamentali alla crescita umana. Ciò che mi attrae nel Sistema Operativo Integrale da lui sistematizzato è che vuole permettere una visione comprensiva ed efficace di se stessi e del mondo e la comunicazione tra tutti i domini e le aree, dall’arte alla scienza, al mondo del lavoro alla spiritualità.

Wilber  sintetizza l’Illuminazione come un diventare uno con tutti gli stati e stadi disponibili. Gli Stati di coscienza vanno e vengono, sono individuali e temporanei. Tutti abbiamo esperienza di stati quali essere svegli, dormire, sognare, essere in stato alterato per avere bevuto troppo caffè o mangiato troppa cioccolata, essere stanchi e in stato di dormiveglia oppure l’esperienze meditative o cosiddette “di picco”. Le grandi tradizioni di saggezza sostengono l’esistenza di 3 stati naturali di coscienza, veglia, sogno e sonno profondo, che contengono tutto il mistero del risveglio spirituale. Gurdjieff distingueva nell’uomo quattro stati o livelli di coscienza: il sonno, la veglia o coscienza ordinaria, la conoscenza di sé e la coscienza oggettiva. Le religioni si riferiscono a questo ultimo stato di coscienza come al risveglio e all’illuminazione.

Gli Stadi di coscienza invece sono dei livelli, delle tappe nella crescita e nello sviluppo. Diverse tradizioni usano quantità di livelli diverse. Come esempio possiamo prendere il semplice processo di sviluppo morale sistematizzato della psicologa americana Carol Gilligan che attraversa gli stadi egocentrico, etnocentrico, mondocentrico e cosmocentrico o integrale. L’aspetto importante nel definire la differenza tra stato e stadio è che l’esperienza di un determinato stato di coscienza è valutata dall’individuo che la sperimenta sulla base dello stadio/livello di consapevolezza in cui si trova. Nel processo evolutivo non è possibile saltare uno stadio e quanto più ci si immerge nello stato tanto più velocemente lo si include e trascende passando allo stadio successivo.

Un esempio pratico di questi aspetti e dell’applicazione dell’Enneagramma, è nella relazione tra psicologia e spiritualità. Nella pratica di meditazione l’obiettivo è quello di distaccarsi o dis-identificarsi da qualsiasi esperienza emerga mentre nella patologia la dis-identificazione o dissociazione di parti dell’io è il problema, non la soluzione. Allora, per crescere devo identificarmi con la mia rabbia, la mia vergogna e la mia paura o dis-identificarmi da essa? Nell’approccio integrale, entrambe le cose. Perché la dis-identificazione possa accadere, è necessario innanzi tutto riappropriarsi completamente dell’esperienza interiore e nelle proprie contraddizioni, immergersi nello stato, poiché disconoscere la proprietà di un’esperienza e di un’energia non è dis-identificazione, bensì negazione e questa non appropriazione produce sintomi, non liberazione. Il semplice meditare o il comprenderne la motivazione cognitivamente, non permettono alla rabbia, o vergogna o paura di trasformarsi. L’Enneagramma delle personalità e il lavoro con il corpo e la danza permettono un ottimo lavoro in questo ambito. Riso-Hudson hanno sviluppato un modello di Livelli di Sviluppo che considerando la dimensione orizzontale delle frecce e la dimensione verticale degli stadi di consapevolezza di ogni tipo, e che esplora proprio questo processo di illuminazione dell’ombra e di integrazione verso la liberazione. I Livelli descrivono la misura del grado di fissazione di ogni individuo nel proprio tipo, cioè il grado in cui ognuno è presente a se stesso piuttosto che essere intrappolato in condizionamenti, reattività, e difese. I Livelli furono scoperti da Don Riso nel 1977 e in seguito sviluppati da Russ Hudson e sono l’unico lavoro sull’Enneagramma specificatamente sostenuto da Ken Wilber.

Nell’approccio integrale e dinamico, il sostegno alla consapevolezza dell’energia dell’ombra attraverso il lavoro con il corpo e la danza, permette a tale forza di essere riconosciuta e di trasformarsi per quello che è, fino a essere manifestazione della nostra vera natura. La presenza nel corpo permette la presenza nella realtà dell’ombra che agisce come terza forza neutralizzante e la possibilità del passaggio a un altro livello.   

La parola chiave nel processo di trasformazione auspicato da Gurdjieff e attuabile con l’approccio integrale e dinamico è “Presenza”.

Maura Amelia Bonanno