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01/01/2019

Newsletter gennaio 2019

Newsletter gennaio 2019

Non siamo belli perché crediamo di esserlo, né per come appariamo, né per come parliamo, ma per quanto amiamo oltre al bene e al male manifesti, per quanta cura abbiamo per ciò che davvero è importante, per le attenzioni, per quanto teniamo a ciò che siamo e abbiamo, per quanto condividiamo.
Attitudini assai difficili da vivere, per molti persino da riconoscere.

Le persone che ho incontrato che lo hanno davvero compreso hanno tutte un’esperienza in comune nel loro passato: hanno perso. Hanno perso battaglie, affetti, proprietà, convinzioni, stima, amicizie, amore, fede. Hanno anche a un certo punto perso se stesse. Ma in nome del loro indissolubile amore per la vita e la verità, hanno ringraziato ogni perdita. Hanno avuto gratitudine per avere vissuto l’unica esperienza che permette di fare spazio e strada alla vera serenità, alla sincera gioia, alla reale libertà, all’equilibrio, alla fiducia, all’amore in tutte le sue forme. Hanno scoperto cosa sono davvero quelle qualità che l’Enneagramma chiama “essenziali”, quelle esperienze impossibili da creare e da produrre, che possono emergere solo dalla manifestazione di chi siamo in questo momento.

Non so per quale mistero ci sono persone che nonostante le cadute e le perdite non cambiano, che neppure si accorgono di essere in basso, mentre altre hanno solo l’intento di comprendere ed evolvere verso maggiore libertà interiore. Si può cadere, scrollarsi la polvere di dosso, rialzarsi e andare avanti come prima. Ma quando si cade con la consapevolezza che la caduta è dentro, diventa molto chiaro che ciò che più profondamente la nostra anima desidera non è localizzato da qualche parte, non è legato a un’esperienza particolare, non è vivibile e possibile in un luogo specifico e assente in un altro. È intrinseco.

Possiamo avere a disposizione teorie e mappe potenti che descrivono il viaggio psicologico e spirituale dell’essere umano, ma servono a qualcosa solo con una pratica che permetta di viverne l’esperienza diretta. Possiamo abbracciare dogmi e principi, conoscere strumenti e sistemi pazzeschi che ricordano e suggeriscono in che modo tendiamo a rimanere chiusi in credenze che portano limitazioni e sofferenza, a quali illusioni ci aggrappiamo, quali trappole crediamo ci liberino mentre ci incatenano, quali chiavi interiori possono aprire la porta al risveglio, di quali attitudini è bene ricordarci per riprendere presenza, ma nulla serve a trasformarci se non riconosciamo quanta sofferenza causiamo a noi stessi e agli altri. Se non cadiamo e perdiamo sapendo che sta accadendo dentro. E può succedere che si cada più di una volta nella vita e ogni volta lo si riconosce maggiormente come un dono.

Ringraziare sempre per tutto ciò che accade è una delle pratiche più difficili, e nella mia esperienza una delle più magiche. Non a caso ringraziare e chiedere perdono è il fondamento di tutte le religioni, in particolare delle fedi Abramitiche. Ricordo che il mio maestro spesso ci invitava anche a ringraziare chi ci umilia, ci offende o ci tradisce perché colpendo e umiliando il nostro ego ci sta dando la possibilità di esserne più liberi.

Quando davvero, sinceramente, e talvolta con il cuore in frantumi, si ringrazia per ciò che è inizialmente vissuto come un’avversità, per ciò che secondo noi non va come dovrebbe, persino per ciò in cui abbiamo sbagliato, sentendolo profondamente, allora paradossalmente accade una sorta di epifania, una rivelazione. A un certo punto si apre magicamente uno spazio di comprensione e leggerezza in cui è possibile amare oltre al bene e al male apparente, avere cura e attenzione per ciò che è davvero importante, condividere. In cui siamo più belli. Uno spazio inizialmente piccolo che piano piano diventa il luogo di sé inalienabile cui tornare.

Si capisce l’illusione della separazione tra materiare e spirituale e l’importanza di ricordare la presenza a se stessi, quella che permette di fare l’esperienza in cui la nostra mente, ciò che proviamo e come ci sentiamo fisicamente sono in armonia.

Si capisce l’illusione dell’insicurezza e della ricerca di sostegno e guida e l’importanza di ricordare la fiducia fondamentale nella vita, quella che permette di sperimenta solidità, affidabilità e indistruttibilità interiori.

Si capisce l’illusione dell’efficenza e dell’ambizione e l’importanza dell’essere veri, sinceri e autentici, ciò che ci permette di essere umani, umilmente chi siamo nel modo in cui siamo e di sperimentare armonia tra il nostro fare ed essere.

Si capisce l’illusione dell’imperfezione e dell’errore e l’importanza dell’accettazione della realtà senza rifiuto o resistenza , ciò che permette di sperimentare equilibrio, serenità e pace interiore e di essere veicoli di bontà.

Si capisce l’illusione del senso di sé e dell’inadeguatezza e l’importanza del perdono e del lasciarsi trasformare dalla vita, ciò che permette di sperimentare spazio nel cuore, intimità con se stessi e con Dio, bellezza e mistero.

Si capisce l’illusione del senso di dignità e dell’essere amabili e l’importanza della cura e dell’ascolto di sé, ciò che permette di fare esperienza di connessione, amore ed equilibrio tra il nutrimento di sé e quello degli altri.

Si capisce l’illusione dell’onnipotenza e della volontà individuale e l’importanza della resa alla vulnerabilità, ciò che permette di sperimentare l’unica scelta reale, l’unica vera forza, quella di cedere a una volontà più grande.

Si capisce l’illusione dell’essere nessuno e del senso di follia e l’importanza della compassione, ciò che permette di sperimentare il contatto con la realtà e con le persone e la comprensione che coinvolge testa, cuore e corpo.

Si capisce l’illusione del senso di limitazione e del perdersi qualcosa di soddisfacente altrove e l’importanza di riconoscere il dono in ciò che accade nel momento, ciò che permette di sperimentare vera libertà e soddisfazione.

L’augurio per questo nuovo anno è che sia coraggioso.