Newsletter gennaio 2020

Newsletter gennaio 2020

Il mio approccio all’Enneagramma è antropologico. Questo perché non solo tale e’ la mia base accademica, ma anche perché credo di avere già di mio una testa che funziona antropologicamente e forse per questo mi sono direzionata verso tali studi.

Ricordo che dopo il diploma, mentre con gran fatica lavoravo come impiegata contabile, un giorno leggendo un libro di Castaneda ho deciso che avrei lasciato il lavoro a tempo pieno e mi sarei iscritta all’Universita’ di Lettere moderne. Li’ ho scoperto che esisteva un indirizzo in Etnologia religiosa ed è stato amore al primo incontro. 

Questa cosa che noi esseri umani da sempre abbiamo bisogno di identificare e nominare e farci amico in qualche modo ciò che è chiaramente fuori dal nostro controllo mi intriga da sempre. Abbiamo cercato risposte a domande senza risposta nelle stelle, negli elementi della natura, costruendo storie in cui poter trovare un senso alla nostra esistenza, organizzando culti e dogmi più o meno complessi e anche istituzioni socialmente e politicamente ben definite. In tutti i miti e le cosmogonie, fino alle religioni strutturate, abbiamo avuto necessità di rendere antropomorfe le realtà naturali che sentiamo più grandi di noi, oppure di instaurare una relazione genitore-figlio con quell’intelligenza creatrice da cui ci sentiamo posseduti, cui riconosciamo il potere immenso di iniziare e terminare la vita.

Per me è molto interessante come gestiamo questi aspetti oggi, nel 2020 e sapere che ci sono tendenze umane che esistono da sempre perché fanno parte della nostra natura e al contempo spinte culturali e storiche che le influenzano e le trasformano.

Possiamo essere quel genere di persona che come ruolo nella vita ha quello di sostenere il sistema di culto per mantenere le cose intatte, di fare in modo che le pratiche siano ben definite e che il dogma sia trasmesso e rispettato in modo integro e adeguato. Questo è il genere di persona che rischia di rimanere ferma e chiusa in ciò che già conosce, di diventare estremamente giudicante circa qualsiasi uscita dalle regole. La preghiera si fa in un certo modo, in genere l’aspetto non deve essere troppo curato, chi non recita le lodi nel modo adeguato ogni giorno non è un buon fedele.  L’esistenza di questo ruolo è importante perché attraverso il proprio aderire e dedicarsi totale è mantenuta la presenza di un terreno familiare e rassicurante, da cui si sa cosa aspettarsi e senza rischi.

Oppure possiamo essere persone che si dichiarano credenti e praticanti di una qualche religione o tradizione e le personalizzano a propria somiglianza. Per queste, il dogma è interpretato secondo il proprio modo di vedere e interpretare tutto il resto della vita. Allora Dio con una confessione mi perdona e mi autorizza alla qualunque, Gesù che era umano probabilmente aveva un carattere simile al mio e questo mi giustifica quasi tutto e se Muhammad aveva più mogli non vedo nulla di male ad averle anche io nel 2020 e comunque inchAllah. Questo è il genere umano che vive la vita cercando di dribblare le difficoltà che farebbero crescere, quello che non è un problema mio, che non ha umanità e crede di averla, che prega e poi non si rende conto che non è in grado di essere amico e forse neanche di voler bene. Anche il ruolo di queste persone è importante, perché attraverso i proprio dimenticarsi di se ci obbligano a ricordarci di noi. Sempre che ne abbiamo l’intenzione.

Oppure possiamo essere persone che non vogliono sentir parale di dogmi e regole, che si rivolgono all’universo e seguono svariate pratiche e rituali magici – ma non religiosi – in una sorta di sincretismo spirituale. I bajan indiani al mattino, il reiki a mezzogiorno e lo dhikr alla sera, il brucia karma il lunedì , l’ayuasca la domenica e la riunione wicca una volta al mese, ma soprattutto non prego e non vado in chiesa se sono stato educato cattolico, nella sinagoga va bene, ma solo perché mi interessa la parte mistica. Anche questo ruolo è molto importante perché porta con se il bisogno di disidentificarsi dagli schemi rigidi, peccato che poi non ci si renda conto che il modo il cui lo si fa è identificandosi con qualcosa d’altro e rimanendo alla superficie di tutto.

Oppure sono una persona che non crede a nulla di superiore e molto onestamente vive nella materia, nei soldi, nell’agio pratico, nel chiaro pragmatismo immediato. Quindi comunque in qualcosa credo anche io. Anche questo ruolo è importante perché sbatte in faccia che siamo mortali e che rischiamo di vivere per qualcosa che non esiste.

Cosa c’entra l’Enneagramma con tutto questo?  Per me tantissimo perché ci dice chiaramente l’immagine e somiglianza del dio in cui crediamo o non crediamo, ci dice come ci neghiamo a noi stessi per non cambiare, come ci giustifichiamo ogni volta che facciamo o non facciamo una scelta, come ci dimentichiamo di noi stessi seguendo regole che non abbiamo mai messo in discussione, con cosa ci identifichiamo, con cosa diventiamo anti-dipendenti, a quale livello di consapevolezza gestiamo la relazione genitoriale con dio o con l’universo o con ciò che adoriamo.
Nulla di chiaramente terapeutico ne specificatamente spirituale in questo modo di usare l’Enneagramma. Nessun giusto o sbagliato nell’essere in questo modo o in quello. Se l’Enneagramma non ha aiutato a riconoscere di cosa siamo fatti davvero, non è servito. Vuol dire che non ha svolto il suo ruolo di specchio di tutte le sfaccettature che l’essere umano porta in se. Come qualsiasi strumento di conoscenza non serve a nulla senza l’intenzione a vedersi davvero.

Insisto su questo aspetto perché invecchiando tollero sempre meno chi con l’Enneagramma ci gioca, che se ne renda conto o meno. Per certi aspetti chi fa divulgazione selvaggia di stereotipi mi spiana la strada perché nel mucchio poi qualcuno che ha davvero voglia di farsi due domande c’è, per altri mi duole il cuore perché è una manipolazione di se stessi e degli altri che può essere deleteria nelle relazioni. Una frase che non mi stanco di ripetere è che come trattiamo l’Enneagramma, trattiamo noi stessi.

L’augurio che da un albergo di Ulaanbatar desidero fare per questo nuovo anno è il coraggio di essere umani, la forza di voler il bene davvero e la chiarezza di intenzione.

Maura Amelia Bonanno