Newsletter maggio 2015

Newsletter maggio 2015

Questo mese desidero condividere alcune considerazioni circa le pratiche di sensibilizzazione e consapevolezza somatica che tanto spazio hanno nel lavoro che propongo.

La partenza, la motivazione, è nell’esperienza personale che mi ha permesso di scoprirne le potenzialità e il potere. Chi mi conosce ha sentito da me tante volte ripetere che il lavoro corporeo mi ha salvato la vita e forse per questo trasmettere questo valore è inevitabile per me.

Comprendere e assimilare a livello corporeo ciò che l’Enneagramma precisamente descrive, ha per me un potere trasformativo potente.

Lo scopo del lavoro attraverso il movimento è acquisire consapevolezza dei sensi e del modo di percepire e interpretare proprio e degli altri e riorganizzare gli schemi mentali e conseguentemente emotivi. La percezione è quel processo fisico/emotivo per cui un’informazione sensoriale è interpretata. Il processo di percezione appartiene a tutti i sensi ed è attraverso i sensi che riceviamo informazioni dall’ambiente esterno e interno. Il presupposto è che i sensi in sé sono solo potenziale, si sviluppano con l’esperienza e si influenzano a vicenda. Lo sviluppo dei sensi è possibile a partire da una relazione con la gravità che ne è sostegno, accade grazie a stimolazioni e in schemi. In un certo senso, ogni soluzione che sensorialmente adottiamo, diventa uno schema. In questo territorio, l’Enneagramma fornisce una mappa, un corpo di conoscenza prezioso che descrive in modo molto dettagliato come interpretiamo le nostre esperienze.

Quando ho incontrato l’Enneagramma dopo anni di pratica corporea, prima con la danza e poi con tecniche “terapeutiche”, è stato inevitabile intuire che ci fossero tanti possibili utilizzi combinati e che i due percorsi si sostenessero a vicenda. Portando avanti e approfondendo entrambi gli strumenti, i nessi si sono resi visibili e continuano a rivelarsi. Da un lato mi è sempre più evidente quanto, in me e in chi osservo, il movimento è inconsapevolmente limitato a un vocabolario molto ristretto e riconducibile a schemi prevedibili, a partire dalla postura fino alla modalita’ di gestione del tempo e dello spazio corporeo. Dall’altro mi è sempre più evidente quanto l’utilizzo della sola teoria dell’Enneagramma allontana dall’esperienza e porta al consolidamento dello schema caratteriale. Una bella esperienza non è trasformativa tanto quanto non lo è una bella teoria.

Liberare ed espandere la capacità di sentire e percepire, permette all’esperienza sensoriale di diventare risposta motoria invece di reazione. Il movimento consapevole ci consente di sperimentare e riconoscere nel corpo gli schemi mentali che difendono e bloccano le risposte e che scatenano le reazioni. Ci dà possibilità di individuare quando il movimento parte dal sistema nervoso ed è quindi un’esperienza controllata che si basa su tracciati costruiti in esperienze passate. Ci offre anche l’opportunità di scoprire che nel corpo esiste la potenzialità di esperienze primarie, e che in ogni istante abbiamo a disposizione tutto il necessario per trovare in qualsiasi momento una completa soluzione agli stimoli.

L’esplorazione corpo-mente è un argomento enorme che qui ho voluto appena accennare e ricordare in quanto parte di una ricerca che sempre più mi affascina e impegna. Le implicazioni sono innumerevoli e toccano tutti gli aspetti dell’esperienza umana e della consapevolezza, quindi potenzialmente è un viaggio senza fine il cui punto di arrivo e partenza coincidono dentro di noi.

Maura Amelia Bonanno

Così, sebbene gli insegnamenti spirituali dicano che non vi è nulla da realizzare, ciò non è per noi reale, poiché continuiamo a manipolare la nostra esperienza. Non possiamo fare a meno di credere che dobbiamo riuscire a essere in qualche modo noi stessi. Nella manipolazione di sé non c’è niente di nuovo; abbiamo sempre cercato di cambiare l’esperienza quotidiana, ancor prima di saper qualcosa sulle pratiche spirituali. […] Perché avevamo in mente che, quali che fossero i fatti, non erano come avrebbero dovuto essere. […]” – A. H. Almaas –